In tema di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, ai fini della sostituzione della pena detentiva o pecuniaria con quella del lavoro di pubblica utilità, non grava sull’imputato l’onere di individuare le concrete modalità di attuazione della sanzione sostitutiva.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 7 marzo – 6 giugno 2017, n. 28000

Il fatto. Neopatentato, ubriaco e al volante in ora notturna. Inevitabile la condanna per il reato aggravato di guida in stato di ebbrezza per il giovane il quale tuttavia non accetta la rideterminazione della pena disposta dalla Corte d’appello in riforma della sentenza del Tribunale e ricorre in Cassazione. La difesa sottolinea l’errore in cui sarebbero incorsi i giudici di seconde cure nel ritenere insussistenti i presupposti per l’ammissione al lavoro di pubblica utilità richiesto dall’imputato per non aver presentato il relativo programma né indicato l’autorità presso cui svolgere il lavoro, vizio che sarebbe insussistente per aver l’imputato dichiarato di voler essere ammesso ai lavori di pubblica utilità «secondo il programma che sarà disposto dalla Corte d’appello».

Lavori di pubblica utilità. La doglianza risulta fondata posto che l’omessa indicazione del programma e dell’autorità in cui svolgere il lavoro non impediscono l’applicazione della misura sostitutiva della pena detentiva. Ed infatti, come costantemente affermato dalla giurisprudenza, ai fini della sostituzione della pena detentiva o pecuniaria irrogata per la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, con quella del lavoro di pubblica utilità, è il giudice a dover individuare le modalità attuative della sanzione sostitutiva non potendo egli imporre all’imputato tale onere. La legge non richiede infatti che egli indichi l’istituzione presso cui intenda svolgere l’attività sostitutiva e le modalità di attuazione della stessa.
Per questi motivi, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla sostituzione della pena.