La dichiarazione d'indegnità a succedere per captazione della volontà testamentaria, ovverosia per aver indotto con dolo la persona, della cui successione si tratta, a fare, revocare o modificare il testamento, esige la prova dell'utilizzo, da parte del soggetto agente, di raggiri tali da trarre in inganno il testatore, ingenerando in lui false rappresentazioni della realtà ed orientando la sua volontà in un senso in cui mai si sarebbe spontaneamente indirizzata.

(Cassazione 30/10/2008, n. 26258)