L'ipotesi di indegnità a succedere disciplinata dall'art. 463, n. 5, cod. civ., che sanziona, tra gli altri, chiunque abbia celato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata, rientra tra quelle volte a compromettere la libertà di testare e, di conseguenza, necessita di una condotta che abbia impedito il realizzarsi delle ultime volontà del testatore indicate nella scheda celata. L’applicazione della surriferita norma, pertanto, deve evidentemente escludersi allorché l'esistenza del testamento non possa essere occultata, perché redatto in forma pubblica, e quando colui contro il quale si rivolge l'accusa d'indegnità sia il successore legittimo e l'erede designato nel testamento stesso.

(Cassazione 09/04/2008, n. 9274)