L’accettazione tacita dell’eredità secondo gli articoli 476 e 527 del Codice Civile.

In materia di successioni mortis causa, l'accettazione tacita dell’eredità regolata dall'art. 476 cod. civ., sottintende l’esistenza di una volontà del chiamato, effettiva o presunta, ad ereditare per legge o per testamento. L'art. 527 cod. civ., invece, prescindendo totalmente da tale impostazione, considera erede puro e semplice anche colui che semplicemente sottrae o nasconde beni ereditari, dovendo detta disposizione assolvere ad un’esigenza di garanzia dei creditori dell’ereditando ai quali, in casi del genere, non è possibile opporre un esonero di responsabilità attraverso il beneficio d'inventario o la rinunzia.

Cassazione 09/10/2014, n. 21348

L’accettazione tacita dell’eredità conseguente all’esercizio di azioni di rivendica o di difesa della proprietà dei beni ereditari.

L'accettazione tacita dell'eredità, che si evince dallo svolgimento di un'attività personale del chiamato all’eredità incompatibile con la volontà di rinunciarvi, e quindi da una condotta tale da far presumere la volontà di accettare l'eredità medesima, può a buon diritto ritenersi implicita nella proposizione, da parte del chiamato, di azioni giudiziarie che, finalizzate a rivendicare o a difendere la proprietà dei beni ereditari o a conseguire il risarcimento dei danni per la mancata disponibilità di beni stessi, non possano essere classificate quali atti conservativi o di gestione dei beni in questione, travalicando le stesse l’idea del semplice mantenimento dello stato di fatto esistente al momento dell'apertura della successione.

Cassazione 24/04/2018, n. 10060

La necessaria riconducibilità dell’acquisizione della qualità di erede alla volontà del chiamato all’eredità.

In materia di successioni per causa di morte, la qualità di erede può essere acquisita o mediante accettazione espressa, e quindi facendo ricorso ad un negozio giuridico unilaterale non recettizio, o mediante accettazione tacita, la quale si realizza attraverso un comportamento concludente del chiamato all'eredità. Ne deriva che tale qualità, proprio per gli effetti che sono destinati a prodursi nella sfera giuridica dello stesso chiamato all’eredità, deve necessariamente essere ricondotta alla volontà di quest'ultimo, non potendo farsi derivare da dichiarazioni di terzi.

Cassazione 21/10/2011, n. 21902

Irrilevanza ai fini dell’accettazione tacita dell’eredità, della sottoscrizione della relazione di notificazione di un atto giudiziario da parte del chiamato all’eredità.

La mera circostanza che il chiamato all’eredità abbia sottoscritto la relazione di notificazione di un atto giudiziario a lui notificato in qualità di erede, non comporta in alcun modo accettazione dell'eredità, atteso che a norma dell'art. 475 cod. civ., l'atto pubblico o la scrittura privata in forza dei quali il chiamato stesso può assumere il titolo di erede, deve consistere in un atto scritto che provenga personalmente dal soggetto in questione o alla cui formazione questi abbia partecipato.

Cassazione 24/02/2009, n. 4426

Obbligatorietà dell’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario per le persone giuridiche favorite da disposizioni testamentarie a titolo universale.

Dalla lettera dell’art. 473 c.c., si evince chiaramente che la legge impone alle persone giuridiche l’accettazione con beneficio d’inventario soltanto nel caso di disposizioni testamentarie a titolo universale che le favoriscano, e non anche nell’ipotesi di disposizioni a titolo particolare.

Cassazione 20/01/94, n. 464

Obbligatorietà dell’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario per le persone giuridiche diverse dalle società.

Posto che a termini dell’art. 473 c.c. le persone giuridiche diverse dalle società possono accettare le eredità loro devolute soltanto con il beneficio d’inventario, in caso di accettazione divenuta inefficace per inosservanza di detta norma, non potendo trovare applicazione, per evidente incompatibilità, la diversa disposizione che stabilisce che il beneficiario è da considerare erede puro e semplice, si deve escludere che sussista alcuna accettazione.

Cassazione 29/09/2004, n. 19598

Le conseguenze dell’omessa redazione dell’inventario sull’accettazione dell’eredità ad opera di una persona giuridica.

A norma dell’art. 473 c.c., l'accettazione dell'eredità da parte di una persona giuridica può avvenire soltanto con beneficio d’inventario. Ne deriva che l’omessa redazione dell’inventario, in violazione quindi di termini e modalità previsti dalla legge per l’efficacia dell’accettazione in oggetto, comporta che l'ente chiamato non acquisti la qualità di erede.

Cassazione 12/04/2017, n. 9514

Declaratoria di risoluzione per inadempimento del preliminare e risarcimento danni: l'attore non può incamerare la caparra

In tema di contratto preliminare, va qualificata in termini di declaratoria di risoluzione per inadempimento - soggetta, pertanto, alla relativa disciplina generale - e non quale esercizio del diritto di recesso, la domanda con cui la parte non inadempiente, che abbia conseguito il versamento della caparra, chieda, oltre alla risoluzione del contratto, la condanna della controparte al risarcimento di ulteriori danni; in tal caso, dunque, essa non può incamerare la caparra, che perde la sua funzione di limitazione forfetaria e predeterminata della pretesa risarcitoria e la cui restituzione è ricollegabile agli effetti propri della risoluzione negoziale, ma solo trattenerla a garanzia della pretesa risarcitoria o in acconto su quanto le spetta, a titolo di anticipo dei danni che saranno in seguito accertati e liquidati.

Cassazione civile sez. II, 27/03/2019, n.8571

Per innovazione in senso tecnico giuridico deve intendersi non qualsiasi mutamento o modificazione della cosa comune, ma solamente quella modificazione materiale

In tema di condominio negli edifici, per innovazione in senso tecnico giuridico, vietata ai sensi dell'art. 1120 c.c., deve intendersi non qualsiasi mutamento o modificazione della cosa comune, ma solamente quella modificazione materiale che alteri l'entità sostanziale o ne muti la destinazione originaria.

Cassazione civile sez. VI, 07/05/2019, n.11971

Buona fede contrattuale e violazione della buona fede

Nel corso delle trattative e nella formazione del contratto le parti devono rispettare il principio generale della buona fede (art. 1337 c.c.).

Le parti devono in particolare comportarsi con correttezza e lealtà, osservare alcuni obblighi e seguire determinati comportamenti individuati dalla giurisprudenza. In particolare devono tutelare l’affidamento della controparte nella conclusione delle trattative e non recedere senza giustificato motivo, devono osservare obblighi di comunicazione, informazione, riservatezza, chiarezza, custodia e protezione del bene.

Non devono poi condurre trattative parallele o prolungarle eccessivamente senza giustificato motivo.

La parte che viola uno degli obblighi di buona fede, può essere chiamata in giudizio dalla controparte, per il risarcimento dei danni a titolo di responsabilità precontrattuale (Cass. 4 aprile 2017 n. 8671).

Secondo parte della giurisprudenza la responsabilità precontrattuale presuppone che il contratto non sia stato concluso o comunque non validamente concluso (Cass. 11 settembre 1989 n. 3922) come nel caso più diffuso di violazione dell’obbligo di buona fede per recesso ingiustificato dalle trattative.

La giurisprudenza unanime ritiene che la responsabilità precontrattuale abbia natura extra contrattuale (Cass. SU 16 luglio 2001 n. 9645, Cass 1 febbraio 1995 n. 1163).

La responsabilità precontrattuale può sorgere tanto in relazione al processo formativo del contratto quanto in rapporto alle semplici trattative ossia in quella fase anteriore in cui le parti si limitano a manifestare la loro tendenza alla stipulazione del contratto, senza ancora porre in essere alcuno di quegli atti di proposta e di accettazione che integrano il vero e proprio processo formativo (Cass. 14 febbraio 2000 n. 1632, Trib. Milano 27 novembre 2009)

Spoglio o turbativa di immobile posti in essere con una pluralità di atti e decorrenza del termine utile per l'esperimento dell'azione possessoria

Nel caso di spoglio o turbativa posti in essere con una pluralità di atti, il termine utile per l'esperimento dell'azione possessoria decorre dal primo di essi soltanto se quelli successivi, essendo strettamente collegati e connessi, devono ritenersi prosecuzione della stessa attività; altrimenti, quando ogni atto - presentando caratteristiche sue proprie - si presta ad essere considerato isolatamente, il termine decorre dall'ultimo atto.

Cassazione civile sez. II, 14/06/2019, n.16053

La sottoscrizione di un accordo non implica automatico impegno ad acquistare

L’interruzione delle trattative è idonea a giustificare l’affermazione della responsabilità precontrattuale quando risulti ingiustificata, ossia tale da violare, senza un apprezzabile motivo, il ragionevole affidamento sulla positiva conclusione, ingenerato da una condotta contraria a correttezza e buona fede; deve escludersi che ricorra un siffatto affidamento allorché la parte sia stata informata circa le condizioni cui è subordinato l’altrui interesse a concludere un affare.  

Cassazione civile, sez. III, 13/06/2019, n. 15873

La scoperta da parte dei promissari acquirenti della copertura in amianto dell’immobile non invalida il preliminare di vendita

La legge n. 257 del 1992 ha vietato, per il futuro, la commercializzazione e la utilizzazione di materiali costruttivi in fibrocemento, ma non ha imposto la rimozione generalizzata di tali materiali nelle costruzioni già esistenti al momento della sua entrata in vigore, prevedendo rispetto a tali costruzioni solo l'obbligo dei proprietari degli immobili di comunicazione agli organi sanitari locali la presenza di amianto fioccato o friabile negli edifici e consentendo la conservazione delle strutture preesistenti che impiegano tale materiale a condizioni che esse si trovino in buono stato manutentivo. (Nella specie i promissari acquirent i di un immobi le avevano chiesto la risoluzione del preliminare di vendita, stipulato nel 2004, a causa della successiva scoperta, da parte loro, del fatto che la copertura dell'edificio era realizzata in eternit, materiale in fibrocemento, contenente amianto. Rigettata tale domanda in sede di merito la Suprema corte. ha confermato, in applicazione del principio che precede, tale conclusone evidenziando che la copertura in eternit nell'edificio di cui fa pare l'immobile promesso in vendita si pone in linea con la normativa vigente, considerato che tale materiale è stato utilizzato legittimamente ratione temporis e che l'accertamento eseguito in concreto dall'Arpa ha escluso pericoli attuali per la salute).

Cassazione civile sez. II, 23/06/2017, n.15742

La divisione orizzontale di un appartamento non incide automaticamente sulle tabelle millesimali

In ipotesi di divisione orizzontale in due parti di un appartamento in condominio, non si determina alcuna automatica incidenza dell'opera sulle tabelle millesimali ai fini della revisione dei valori delle unità immobiliari , mentre grava sull'assemblea l'onere di provvedere a ripartire le spese tra le due nuove parti così create ed i rispettivi titolari, determinandone i valori proporzionali espressi in millesimi sulla base dei criteri sanciti dalla legge. In materia condominiale, del resto, non trova applicazione il principio dell'apparenza del diritto - non sussistendo una relazione di terzietà tra condominio e condomino - sicché le spese gravano esclusivamente sul proprietario effettivo dell'unità immobiliare, e l'amministratore è tenuto ad aggiornare i propri dati alla realtà della composizione dell'edificio, ai fini del riparto, eventualmente consultando i registri immobiliari.

Cassazione civile sez. II, 03/06/2019, n.15109

I gravi motivi del conduttore di cui all'art. 4 della legge 392/1978

Locazione non abitativa: in caso di recesso anticipato, l'onere per il locatore di specificare i gravi motivi è insito nella previsione della facoltà di recesso

In materia di contratto di locazione, in caso locazione di immobile urbano ad uso diverso da abitazione l'onere per il locatore di specificare i gravi motivi contestualmente alla dichiarazione di recesso ai sensi dell'art. 27, ultimo comma, legge n. 392 del 1978, ancorché non espressamente previsto dalla norma - a differenza dell'ipotesi di diniego di rinnovazione di cui al successivo art. 29 - deve ritenersi insito nella previsione della facoltà di recesso, la cui comunicazione, in quanto trattasi di recesso "titolato", non può prescindere - in ciò distinguendosi dal recesso c.d. "ad nutum" - dalla specificazione dei motivi, che valgono a dare alla dichiarazione di recesso la precisa collocazione nell'ambito della fattispecie normativa in esame; sicché tale specificazione inerisce al perfezionamento stesso della dichiarazione di recesso e al contempo risponde alla finalità di consentire al locatore la precisa e tempestiva contestazione dei motivi di recesso addotti sul piano fattuale o della loro idoneità a legittimare il recesso medesimo.

Tribunale Palermo sez. II, 22/02/2017

Dati gli inconvenienti che normalmente dà la donazione, l'agente immobiliare non può tacerne

Dati gli inconvenienti cui dà normalmente luogo la provenienza da donazione dell'immobile posto in vendita, tale circostanza rientra nella valutazione della sicurezza dell'affare e, come tale, deve essere compresa nel novero delle circostanze influenti sulla conclusione dello stesso, che il mediatore è tenuto a riferire alle parti ex art. 1759 c.c.

Cassazione civile sez. II, 16/01/2019, n.965

Condominio e Bolletta acqua. Criteri di riparto

In tema di condominio negli edifici, per la ripartizione delle spese della bolletta dell'acqua i criteri di ripartizione di cui all'art.1123 c.c. (per millesimi di proprietà) o il diverso criterio indicato dal regolamento che sono applicabili e legittimi solo “in mancanza di contatori di sottrazione installati in ogni singola unità immobiliare.

Tribunale Milano sez. XIII, 03/05/2019, n.4275